Intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale riconosce i volti modificati con Photoshop

Adobe, in collaborazione con i ricercatori della University of California, Berkeley, ha istruito l’intelligenza artificiale (AI) a rilevare la manipolazione facciale nelle immagini modificate utilizzando il software Photoshop. In un momento in cui i contenuti visuali “deepfake” stanno diventando sempre più diffusi e più ingannevoli, la decisione è anche destinata a rendere ‘lautenticazione forense delle immagini comprensibile per tutti.

“Questa nuova ricerca fa parte di uno sforzo più ampio da parte di Adobe per individuare meglio le manipolazioni di immagini, video, audio e documenti”, ha scritto l’azienda in un post pubblicato sul blog venerdì scorso. Come parte del programma, il team ha addestrato una rete neurale convoluzionale (CNN) per individuare i cambiamenti nelle immagini realizzati con la funzione “Face Away Liquify” di Photoshop, che è stata progettata intenzionalmente per cambiare i tratti del viso ad esempio occhi e bocca.

Durante i test, è stato rilevato che, mentre gli occhi umani erano in grado di individuare il volto alterato nel 53 per cento dei casi, lo strumento basato su rete neurale addestrato ha raggiunto risultati fino al 99 per cento. Lo strumento ha inoltre identificato aree specifiche e metodi di deformazione facciale.

Il passo in avanti di Adobe nel rilevare le manipolazioni facciali è avvenuto pochi giorni dopo dalla pubblicazione dei video ritoccati del CEO di Facebook Mark Zuckerberg e della Presidentessa della Camera dei rappresentanti americana Nancy Pelosi, che hanno fatto il giro sui social media e sui canali di informazione.

“Questo è un passo importante nella capacità di rilevare alcuni tipi di editing di immagini, e la possibilità di annullamento delle operazioni funziona sorprendentemente bene. Al di là di tecnologie come questa, la migliore difesa sarà un pubblico scaltro che sa che i contenuti possono essere manipolati, spesso per deliziarli, ma a volte anche per ingannarli”, ha detto Gavin Miller, Direttore della Ricerca di Adobe.

 

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