Spugne marine

Una rete di spugne può aiutare a controllare la salute degli oceani

Per seguire lo stato di salute degli oceani, i ricercatori impiegano fotocamere, immagini satellitari e il DNA disperso in acqua; ma l’acquisizione di materiale genetico in mare è un compito arduo. Gli scienziati debbono filtrare cospicue quantità d’acqua per ricavare i campioni che utilizzeranno.

Recentemente, i biologi marini hanno scoperto che le spugne svolgono egregiamente la funzione di “assorbire” il DNA. Occorrono ulteriori ricerche, ma i primi risultati suggeriscono che una rete di spugne piantata negli oceani potrebbe fornire un semplice spaccato della diversità di piante e animali sottomarini nella zona.

I biologi di tutto il mondo stanno compiendo un grande sforzo per catalogare tutte le piante e gli animali del pianeta prima della loro estinzione. Negli ultimi 20 anni i ricercatori hanno raccolto e sequenziato DNA proveniente dal suolo, dall’acqua, dall’aria e perfino dalle interiora di altri organismi. Questo tipo di DNA, chiamato DNA ambientale, può rivelare quali piante, animali o microbi sono presenti in un determinato ambiente.

L’ecologo marino Stefano Mariani, della University of Salford (Regno Unito), ha analizzato il DNA ambientale presente nell’ambiente marino, considerando però il processo di raccolta stressante e dispendioso. Perciò, ha deciso di scoprire quali degli animali che si nutrono filtrando l’acqua marina potrebbero costituire una fonte di DNA ambientale. Il primo tentativo, effettuato sulle viscere dei gamberi, non ha restituito risultati rappresentativi dell’effettiva realtà.

Le spugne, invece, possono filtrare in un solo giorno una quantità d’acqua pari a quella contenuta in una piscina. Mariani ha ottenuto DNA da nove spugne precedentemente estratte dal Mediterraneo e dall’Antartico. I risultati sono stati migliori del previsto: lo studioso ha isolato il DNA di 31 tipi di organismi di diverse specie viventi in entrambi i luoghi.

Lo scienziato afferma che in un prossimo futuro queste spugne potrebbero essere utilizzate insieme a robot e veicoli sottomarini autonomi per un miglior controllo della situazione degli oceani.

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