Uno studio del comportamento dei clienti rivela che la personalizzazione dell’esperienza è agli ultimi posti nelle considerazioni dei consumatori che acquistano al dettaglio

Un’idea ormai comunemente accettata fra i fornitori di tecnologie per negozi al dettaglio sostiene che i consumatori vogliono la personalizzazione. Tuttavia, un nuovo studio condotto da Deloitte ha rivelato che questo aspetto si trova in una posizione piuttosto bassa nella scala di priorità dei clienti al momento di scegliere il negozio in cui acquistare.

Il rapporto, intitolato “The consumer is changing, but not how you think”, si basa su un sondaggio condotto fra oltre 4000 adulti statunitensi e indaga variabili demografiche e cambiamenti fra diverse generazioni di consumatori appartenenti a differenti etnie e fasce di reddito.

Deloitte sottolinea come la popolazione sia diventata sempre più eterogenea. I cosiddetti millennials, che a oggi rappresentano il 30% della popolazione stessa, sono il gruppo generazionale dalla composizione più varia della storia degli USA – il 44% di essi consiste in minoranze etniche e razziali – In confronto, basti pensare che appena il 25% dei cosiddetti baby boomers apparteneva a tali minoranze.

Questi cambiamenti demografici stanno avendo effetti in modi e settori specifici, nei quali le generalizzazioni facili e ripetute ampiamente (si pensi ai settori dell’e-commerce e del mobile commerce, che stanno iniziando a prevalere sul commercio tradizionale) non riescono ad attecchire completamente.

Deloitte aggiunge che i tre principali requisiti che i consumatori prendono in considerazione al momento di fare acquisti rimangono valore, prodotto e convenienza, mentre la personalizzazione dell’esperienza occupa l’ultimo posto nelle loro priorità. Infine, un altro dettaglio non trascurabile è l’aumento generale delle visite dei clienti ai negozi tradizionali, che varia a seconda delle categorie, registrato nel 2018. Ad esempio, viaggi e visite ai luoghi di intrattenimento sono cresciuti dell’8% nello stesso anno, mentre le visite a distributori di carburante e ristoranti fast food sono aumentate del 16%.

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